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STORIA DELLA VALLE DI COMINO

 

La Valle di Comino presenta ai suoi visitatori, un ricco passato storico-archeologico, testimoniato da importanti avvenimenti che si sono susseguiti nel corso dei secoli e che, hanno segnato in maniera decisiva la formazione degli attuali comuni. Lo storiografo latino Tito Livio ci fornisce dettagliati resoconti sulle vicende belliche riguardanti la battaglia di Cominium del 293, che, secondo alcuni studiosi, ha avuto luogo proprio nella nostra valle, nell’area compresa fra gli odierni comuni di Vicalvi, Alvito e Fontechiari.
 La battaglia di Cominium, vide contrapposte le legioni romane del console Spurio Carvilio Massimo e la famosa “Legio Linteata” Sannita, e rappresentò insieme alla precedente battaglia del Sentino del 295 a.C, uno dei momenti cruciali della terza guerra Sannitica. Il territorio compreso nella Valle fu popolato fin dai tempi antichi da diverse popolazioni italiche : prima vi furono i Volsci, provenienti dalla Valle del Fucino, che vi si insediarono stabilmente intorno al   V sec; In seguito,per effetto dell’espansionismo sabellico (Sanniti) e romano, vennero confinati nella Valle del Liri.

Le Mura Poligonali

Esistono sul territorio delle testimonianze archeologiche, assai interessanti e molto più arcaiche delle necropoli sabelliche e dei templi romani: le mura poligonali.
Queste costruzioni, dette anche pelasgiche dal nome mitico popolo a cui si attribuisce la loro costruzione, sono ampiamente diffuse nel Basso Lazio: esempi di tali strutture le troviamo ad Arpino (Acropoli di Civitavecchia), Sora (Monte S.Casto), Veroli, Ferentino ed Alatri, senza contare importanti siti della pianura Pontina come Segni.

Le mura della Valle di Comino non presentano quell’imponenza tipica di quelle dei centri sopra menzionati, senza contare il cattivo stato di conservazione che le caratterizza, dovuto perlopiù agli eventi legati al secondo conflitto mondiale.
Pur nella loro frammentarietà, sono sparse per la Valle diversi tratti di queste ancestrali costruzioni:
nel Comune di San Biagio (Monte S.Croce), Vicalvi (a sud-est del castello medievale), S.Donato Valcomino ( località S.Fedele), ed Atina (integrate nel tessuto della città).
Le mura poligonali sono costruzioni antichissime, di cui purtroppo non si conosce ne l’esatta datazione (alcuni parlano addirittura, ovviamente esagerando, di III millennio a.C.), ne la loro funzione specifica, e ne tantomeno chi le abbia effettivamente realizzate: a tal proposito è bene sottolineare il fatto che nessun popolo e nessuno scrittore dell’antichità vi fa esplicito riferimento. Periodo Sannita
 
 La presenza sannita nella Valle di Comino è testimoniata da importanti siti e reperti archeologici, oltre che da autorevoli fonti scritte che fanno riferimento all’antico centro di Cominium, distrutto dai romani nel 293 a.C.
 Se della presenza di questo centro (Cominium) nella nostra valle è dato dubitare, non altrettanto si può dire di alcune evidenze archeologiche locali.
 la prima di queste è rappresentata dalla necropoli di “Ominimorti”,situata nel comune di San Biagio Saracinisco ma esistono altre due necropoli minori, sebbene questa è senza dubbio la più importante), dove gli scavi hanno portato alla luce circa venti tombe, con corredi funebri più o meno ricchi, risalenti ad un periodo che va dal IV al II secolo a.C; all’interno dei corredi sono state rinvenute fibule, vasi, oggetti in ferro, armi ed un caratteristico disco corazza tipo “Alfedena”.
 Tutto il materiale reperito nell’area di San Biagio, viene attualmente custodito presso i musei archeologici di Atina e Cassino.
 La seconda area di importanza archeologica, è quella situata in località “Casette”, nella piana di Alvito ma nel comune di Casalvieri, e che prende il nome di “Pescarola”.
 In questa località, situata in un’area pianeggiante, nei pressi di un antico casolare, sono venute fuori svariati reperti, fra i quali diversi ex-voto, in parte custoditi nel Museo Iacovelli, di Casalvieri ed altri ad Atina.
 Il sito di Pescarola, era probabilmente, legato a funzioni connesse con il culto della Dea Mefite. A questa divinità, del pantheon sannita, è legato un altro luogo della valle, il sito di Capodacqua nei pressi del Santuario di Canneto, dove, secondo accurate indagini archeologiche, si troverebbe un tempio pagano, sepolto a 7 m di profondità;La presenza di un “luogo sacro” alla sorgente del Melfa è testimoniata da un epigrafe incisa su un cippo, custodita nel vicino Santuario di Canneto.
 
  Periodo Romano
 
 L’occupazione romana della Valle di Comino, portò ad una trasformazione progressiva di molte aree della valle.
 I romani costruirono strade, ponti, acquedotti, plasmando completamente il territorio secondo i loro canoni e le loro esigenze.
 Molto diffuse, nel periodo repubblicano ed imperiale, le ville di personalità dell’aristocrazia come Pomponio Attico (amico di Cicerone), la cui residenza si trovava nel luogo dove attualmente sorge Casalattico.
 Tracce della presenza romana nel territorio si possono vedere in alcune strutture come il ponte romano sul Melfa, nei pressi di Casalvieri,ben conservato anche se privo di una campata, o le caratteristiche “muracce”, delle tombe situate ai lati delle strade, dalla forma assai grossolana.
 Ma la parte del leone per ciò che concerne il periodo romano la fa senza dubbio Atina, città di importanza fondamentale già per i Volsci e i Sanniti, nonché patria di alcune personalità illustri come Gneo Petreio, Apuleio Saturnino e Lucio Munazio Planco.
 Tracce della presenza romana in Atina sono presenti un po’ ovunque: nei cippi con epigrafi sparsi per il centro storico,  frammenti di enormi colonne, probabilmente di ordine corinzio, in località S.Marciano e nel cimitero comunale, dove anticamente sorgeva il tempio dedicato al dio Saturno, il quale, secondo la leggenda, avrebbe fondato la città.
 Epigrafi romane sono presenti anche presso la Chiesa di S.Maria del Campo in Alvito, dove in origine vi era il Tempio di Venere

Il Medioevo

Con le invasioni barbariche, si assiste al definitivo crollo dell’Impero romano sotto i colpi di popolazioni provenienti dal nord e dall’est europeo.
Il passaggio di Goti, Unni e Vandali segna una tappa fondamentale nel passaggio dall’età Tardo Antica al Basso Medioevo.
Questo periodo storico risulta fondamentale per le vicende storico-archeologiche della Valle di Comino, che vede proprio ora il fiorire di molti insediamenti che diventeranno in seguito gli attuali comuni della valle.
Fra il VI e il VII secolo la Valle era ancora sotto il controllo di Bisanzio, ma, i ducati Longobardi, di Spoleto a nord e di Benevento a Sud, la stringevano in una morsa fino alla definitiva occupazione di Gisulfo, duca di Benevento, nel 694. Le tracce della dominazione longobarda sono ampiamente documentate, sia dai resoconti storici (Historia Longobardorum; Paolo Diacono) che da alcuni culti religiosi locali,come S.Barbato (il Vescovo di Benevento, autore della conversione dei longobardi beneventani), S.Donato (Vescovo di Arezzo;assai venerato presso il Ducato di Spoleto)e soprattutto San Michele Arcangelo, assimilato dai longobardi al dio germanico Odino;Senza contare poi i vari toponimi o nomi delle città locali ( ad esempio “Vicus” nel caso di Vicalvi).Alla presenza Longobarda è legato il fenomeno dell’incastellamento con la conseguente costruzione di alcune fortificazioni ancora oggi presenti nella valle.
L’incastellamento seguì il periodo funestato dalle incursioni Saracene, in cui la popolazione locale abbandonò le proprie abitazioni situate in località soggette a saccheggi,e oramai ridotta in miseria, si trasferì all’interno di questi oppidi (veri e propri centri fortificati sorti intorno al castello feudale).
Tranne Alvito originariamente sorta sul Colle di Civita con il nome di S.Urbano, buona parte degli antichi castelli sono i Comuni odierni della Valle, per cui si può senz’altro concludere che il fenomeno dell’incastellamento diede i suoi frutti.
E’ proprio durante il periodo dell’occupazione Longobarda e delle incursioni saracene che si hanno notizie di alcuni centri presenti nella valle:
Villa Latina ad esempio è menzionata in uno scritto del 819, mentre Vicalvi ricorre in un documento del 856; Settefrati viene citato per la prima volta nei documenti del 991 (Castellum septem fratrum), mentre Fontechiari è citata nel 937 come “località con piccolo castello”; Casalvieri ricorre invece nel 1017 e Casalattico(a quel tempo appartenente a Casalvieri con il nome di Casale) nel 1271.
Alla dominazione longobarda si sostituì progressivamente quella dei normanni, popolazione del nord Europa formata da validi navigatori, che in pochi anni toccarono vaste aree del continente europeo e non.
La presenza normanna fu in un primo momento legata ai longobardi, verso il quale prestavano servizio come mercenari nella lotta contro Bisanzio,ma progressivamente grazie ad una politica di vassallaggio e a validi sovrani come Ruggero I e Roberto il Guiscardo, riescono a strappare vasti territori ai longobardi e ai Bizantini, minando persino il potere papale.
La diatriba con la Chiesa d’Oriente spinse però il Pontefice romano ad allearsi con questi mercenari venuti dal nord.
Il dominio normanno fu, culturalmente parlando, florido per il meridione d’Italia, grazie soprattutto alla capacità dei nuovi arrivati di acquisire ed amalgamare sia la cultura latina che quella araba e bizantina, degna di nota la fioritura che ebbe quest’ultima, grazie all’attività "scriptoria"dei monaci .
A livello politico ci fù un accentramento di potere tale, nelle mani del sovrano,che qualsiasi insurrezione venne stroncata nel sangue; molti saccheggi e distruzioni toccarono anche la nostra valle.
Con i normanni vive un periodo di splendore l’Abbazia di Montecassino (grazie soprattutto all’operato dell’Abate Desiderio), alla quale nel 744 Gisulfo di Benevento aveva fatto diverse donazioni riguardanti anche la Valle di Comino, e successivamente, sotto i Normanni (fusi con la Casa Imperiale Sveva), l’intera valle passò sotto il controllo dell’Abbazia.
La presenza nel nostro territorio di un possedimento Benedettino ci viene confermata dai 4 “leoni lapidei cominesi” sparsi per la valle: due ad Alvito, uno a Vicalvi e un altro ad Atina (quest’ultimo si trova attualmente nel Museo Archeologico) che qualche studioso ha confuso con monumenti funerari romani.

Uno dei leoni di Alvito è stato rinvenuto nei pressi di una struttura detta “Fontana dei Monaci”: edificio in blocchi di pietra con archi a tutto sesto, situato a sua volta nei pressi della locale Chiesa di S.Martino, dove alcuni monaci cassinesi soggiornarono dal XI al XIV sec.

Nel duecento uno degli avvenimenti più significativi che ebbero come sfondo la valle, è senza ombra di dubbio il passaggio di S.Francesco d’Assisi dopo il pellegrinaggio al Gargano, al Santuario di S,Michele Arcangelo.
Il Santo, dopo una parentesi al monastero Benedettino di Montecassino,dal quale rimase turbato nel vedere il lusso in cui vivevano i locali monaci, soggiornò a lungo nella nostra valle fondando in Vicalvi il Convento che porta il suo nome.
Della costruzione originaria del Convento rimane oggi solamente il basamento del campanile fino alla modanatura sopra la quale poggia la cella campanaria, mentre assai interessante è un Crocifisso ligneo del X secolo (precedente quindi alla venuta del Santo),un brandello del Cappuccio del Saio indossato da S. Francesco, un pezzo di tavola che fungeva da guanciale e una vaschetta in pietra dove il Santo spremeva l’uva per il vino, utilizzato nella Messa.
La presenza del Serafico in Val Comino è legata anche al suggestivo Eremo di S.Onofrio di Fontechiari, nel quale sembra aver soggiornato per un certo periodo.
Verso la fine dell’Alto medioevo vennero realizzate molte importanti Chiese e monasteri locali.
Ancor prima del Convento Francescano di Vicalvi (risalente al XIII sec.) vennero edificate la Chiesa di S.Urbano (oggi scomparsa) e la Chiesa di S.Maria del Campo in Alvito, rispettivamente nel X e XI secolo (la seconda,edificata su un tempio pagano, contiene importanti epigrafi di età romana ed affreschi del VIII sec.)
Come molti altri esempi sparsi per il territorio, anche i Santuari religiosi e le Chiese locali sorsero, in buona parte,dove esisteva un precedente culto pagano (vedi Santuario di Canneto). Altri importanti luoghi di culto furono: La Chiesa dei S.S Sette Fratelli (fine X sec.) in Settefrati, oggi restaurata, ma che mantiene l’originale portale in pietra locale; la Chiesa di S.Giorgio (del 881), sempre in Settefrati, la Chiesa Monastero di S.Valentino in Picinisco e il Santuario della Madonna di Canneto.
 
 Il XIII secolo fu denso di avvenimenti importanti che toccarono anche la nostra valle.
 La casata imperiale Sveva si fuse con quella degli Altavilla, motivo questo che allarmò il Pontefice Innocenzo IV, il quale, decise di estromettere dal suolo italiano gli Svevi.
 Alla morte di Federico II (uno delle personalità più illustri di tutto il Medioevo) Il Papa Clemente IV assegnò il Regno di Sicilia e di Napoli, alla dinastia francese degli Angioini.
 Molti feudi della Val Comino erano tenuti dai nobili D’Aquino, che, opposti alla dominazione francese, furono privati di molti dei loro possedimenti in favore di nobili francesi
 Ai Conti D’Aquino è legata la prima costruzione del Castello di Alvito (sebbene un maniero probabilmente in loco già esisteva intorno al X sec.)) che, danneggiato con il terremoto del 1349,venne ricostruito dai Cantelmo (una casata Provenzale), e venne successivamente ampliato e rinforzato con una secondo circuito murario con torrioni cilindriche nel XV sec.
 Molto interessante il maniero di Alvito a livello didattico, in quanto ci fornisce in modo abbastanza chiaro l’evoluzione architettonica di un Castello medievale, dalla struttura centrale, più antica con torri quadrate,a quella rinascimentale con i muri rinforzati in conseguenza dell’evoluzione delle tecniche militari,ora basate sulle armi da fuoco.
 Negli ultimi secoli della “Media Aetas” l’intera valle è nell’orbita delle grandi signorie locali, i Marsi, i D’Aquino e i Cantelmo , che, con risultati differenti, ne segneranno la storia per molto tempo.
 Alla signoria dei Cantelmo (per alcuni periodi padrona di quasi tutti i feudi della valle)si deve la costruzione di molti monumenti e opere architettoniche visibili ancora oggi come il palazzo Ducale di Atina (XIV sec.), che, domina maestoso, il centro della città; si distingue per un bel portone gotico in pietra intagliata e per le merlature superiori guelfe.
 Il Palazzo ducale visse il suo periodo di splendore sotto Rostaino Cantelmo, ma successivamente con gli Aragonesi si avviò verso un rapido declino.
 Oggi il palazzo è sede dell’Amministrazione Comunale;conserva al suo interno molti reperti del periodo romano, compreso un suggestivo mosaico.

La Valle nell’Età Moderna
 
 Nei secoli XIV e XV la valle di Comino era ancora sotto un regime feudale, fatto di donazioni,benefici e doti.
 Il XV secolo segnò la caduta delle maggiori signorie locali, i Cantelmo e i D’Aquino, e una progressiva espansione spagnola che sarebbe durata fino all’arrivo di Napoleone.
 La Valle era divisa in due ducati:
 Il Ducato di Alvito fu ridotta a contea e comprendeva, oltre al capoluogo,Atina, Belmonte Castello, Campoli Appennino, Gallinaro, Picinisco, Posta Fibreno, San Donato, Settefrati e Vicalvi.
 I rimanenti centri di Casalattico,Casalvieri e Fontechiari appartenevano invece al Ducato di Sora.
 L’influenza del dominio Aragonese fu assai negativa per le sorti della Valle: si ebbero fenomeni di rapina, brigantaggio e forme di soprusi da parte dei governatori locali filospagnoli.
 Durante il XVI secolo, dopo alterne vicende, il feudo di Alvito passò sotto il Cardinale Tolomeo Gallio (1595) di nobile famiglia comasca, il quale, svolse importanti incarichi alla corte Pontificia.
 Come i Cantelmo prima di loro anche i Gallio lasciarono un impronta notevole nel Ducato di Alvito, a loro si deve la realizzazione di alcune opere come la Chiesa dei Cappuccini (1597) la celebre Villa Gallio in Posta Fibreno, di cui rimane il suggestivo propileo lungo via Sferracavalli, fece inoltre costruire il Palazzo Ducale ,terminato sotto i suoi successori.
 I Gallio segnarono la storia del Ducato di Alvito fino agli inizi del 800, quando con l’occupazione Napoleonica ebbe termine il feudalesimo nell’Italia Meridionale.
 La presenza Napoleonica è testimoniata attraverso alcuni importanti monumenti come il caratteristico Cimitero Napoleonico, sito in Fontechiari sulla strada che conduce a Casalvieri.
 Altra importante famiglia nobiliare fu quella dei Boncompagni, che, nel 1583 entrò in possesso del ducato di Sora, e quindi di alcuni centri del Cominese che vi facevano parte.

Il Barocco
 
 Il periodo storico compreso fra il 600 e 800 vede la diffusione nella valle di Comino dell’Arte Barocca, massima espressione della controriforma Cattolica dopo lo scisma protestante.
 Il Barocco produsse nel nostro territorio valide esempi di tale arte: la Chiesa di S.Giovanni Battista ed Evangelista in Fontechiari, S.S Maria dei Fratelli, sempre in Fontechiari , il Santuario di S.Donato e il Duomo nell’omonimo comune di S.Donato Valcomino, e ancora la Chiesa di S.Maria delle rose in Casalvieri, dalla bella facciata a bugnato.
 Molte Chiese esistenti o in rovina vennero praticamente trasformate: è il caso di S.Simeone in Alvito, dove un nuovo impianto architettonico sostituì quello precedente di cui rimase solo il campanile, o la Chiesa Parrocchiale di Casalvieri, anch’essa con il campanile arabeggiante.

 

 

 

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